| Concentrazione media di zona rilevata dalla rete CIPA | Previsione immissione da sabbie desertiche | Concentrazione media di zona senza contributo da sabbie desertiche |
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Polveri Sospese o come ormai comunemente riconosciuto PM (Particulate Matter) e il termine usato per indicare presenze solide o di aerosol in atmosfera, generalmente formate da agglomerati di diverse dimensioni, composizione chimica e proprietà, derivanti sia da fonti antropiche sia naturali. Tali polveri sono state divise in differenti classi dimensionali che conferiscono alle particelle caratteristiche, fisiche e geometriche assai varie. Le polveri PM10 rappresentano il particolato che ha un diametro inferiore a 10 micron, mentre le PM2,5, che costituiscono in genere circa il 60-80% delle PM10, rappresentano il particolato che ha un diametro inferiore a 2,5 micron.
Il rischio sanitario legato alle sostanze presenti in forma di particelle sospese nell’aria dipende, oltre che dalla loro concentrazione, anche dalla dimensione delle particelle stesse. Le particelle di dimensioni inferiori costituiscono un pericolo maggiore per la salute umana, in quanto possono penetrare in profondità nell’apparato respiratorio. In prima approssimazione:
Gli studi epidemiologici hanno mostrato una correlazione tra le concentrazioni di polveri in aria e la manifestazione di malattie croniche alle vie respiratorie, in particolare asma, bronchiti, enfisemi. A livello di effetti indiretti inoltre il particolato agisce da veicolo per sostanze ad elevata tossicità, quali ad esempio gli idrocarburi policiclici aromatici. Gli effetti sanitari delle PM10 possono essere sia a breve termine che a lungo termine. Le polveri penetrano nelle vie respiratorie giungendo, quando il loro diametro lo permette, direttamente agli alveoli polmonari. Le particelle di dimensioni maggiori provocano effetti di irritazione e infiammazione del tratto superiore delle vie aeree, quelle invece di dimensioni minori (inferiori a 5-6 micron) possono provocare e aggravare malattie respiratorie.
Le particelle solide sono originate sia per emissione diretta (particelle primarie) che per reazione nell'atmosfera di composti chimici, quali ossidi di azoto e zolfo, ammoniaca e composti organici (particelle secondarie). Le sorgenti del particolato possono essere antropiche e naturali. Le fonti antropiche sono riconducibili principalmente ai processi di combustione quali: emissioni da traffico veicolare, utilizzo di combustibili (carbone, oli, legno, rifiuti, rifiuti agricoli), emissioni industriali (cementifici, fonderie, miniere). Le fonti naturali invece sono sostanzialmente: aerosol marino, suolo risollevato e trasportato dal vento, aerosol biogenico, incendi boschivi, emissioni vulcaniche, ecc. Le cause principali delle alte concentrazioni di polveri in ambito cittadino sono dovute in gran parte alla crescente intensità di traffico veicolare, e in particolare alle emissioni dei motori diesel e dei ciclomotori. Una percentuale minore è legata all'usura degli pneumatici e dei corpi frenanti delle auto. Un ulteriore elemento che contribuisce alle alte concentrazioni di polveri è connesso anche al risollevamento delle frazioni depositate, per cause naturali o legate allo stesso traffico. Il particolato è oggetto di una sempre più approfondita azione di monitoraggio e controllo. La rete delle strumentazioni automatiche utilizzate per il monitoraggio, consentono ormai di avere quotidianamente la misura delle concentrazioni degli inquinanti tra cui il PM10 nelle principali aree urbane e industriali della Regione.
L'aria da analizzare viene aspirata attraverso un sistema filtrante in modo da trattenere le polveri su un nastro filtrante o su uno dei filtri sequenziali montati sulla catena di sopporto. La particolare geometria della testa di prelievo della apparecchiatura fa in modo che sul filtro arrivino e siano trattenute rispettivamente solo le particelle con diametro aerodinamico inferiore ai 10 e ai 2,5 µm.
All'inizio di ogni ciclo, della durata di 24 ore, e al termine dello stesso il rivelatore determinerà l'assorbimento dei raggi beta emessi da una sorgente di Carbonio14 da parte della polvere depositata sul filtro. Essendo l’assorbimento di tali raggi proporzionale al quantitativo di polvere presente, tenendo conto del volume di aria filtrata, l'analizzatore fornisce il valore di concentrazione.
Il dato di riferimento è espresso in μg/m3 come media giornaliera; la normativa vigente (DM n°60 del 02/04/02) indica il valore limite annuale per la protezione della salute umana di 40μg/m3 e il valore limite medio di 24 ore per protezione della salute umana di 50μg/m3, da non superarsi più di 35 volte per anno civile.
| Riferimento normativo | Valore di riferimento | Parametro di controllo |
| Valore limite giornaliero per la protezione della salute umana (D.M. 02/04/02) | 50μg/m3 da non superare piu' di 35 volte l'anno | Media nelle 24 ore |
| Valore limite giornaliero per la protezione della salute umana (D.M. 02/04/02) | 40μg/m3 | Media annuale |
Per quanto detto risulta facile capire come una misura gravimetrica da sola non riesca a definire il livello di rischio indotto. Bensì è la natura di tali particelle, assieme alla loro granulometria, più che alla quantità a determinarne la pericolosità.
Polveri provenienti dai deserti del Nord Africa, caratterizzate da un alto contenuto di silicati, anche in notevoli quantità risultano sicuramente meno pericolose dalle polveri originate dai processi di combustioni (motori diesel e impianti di combustione civili e/o industriali)
La Sicilia in quanto più vicina alle coste africane, rispetto al resto dell’Europa, risente maggiormente delle emissioni di sabbie generate dalle tempeste desertiche. Tali ingenti masse di sabbie, sotto forma di polvere impalpabile e di detriti vengono trasportate dal vento anche a notevole distanza fino a raggiungere le regioni più a nord dell’Europa.
E’ grazie alle previsioni di immissione al suolo per i valori di PM10, generati dal trasporto di tali sabbie, previsioni elaborate per il CIPA dal prof. George Kallos dell’Istituto di Fisica dell’Atmosfera dell’università di Atene, che oggi siamo in grado di tentare di distinguere nella Provincia di Siracusa tale contributo dalle concentrazioni rilevate dalla strumentazione della rete.